Fomo, una nuova forma di ansia sociale dell’era dei social

Da quando i social network hanno preso il sopravvento sulla nostra vita, è nata una nuova forma di ansia sociale. Si chiama FOMO (“Fear Of Missing Out”) ed è la paura di essere tagliati fuori. È la malattia del nostro secolo ossessionato dalle comunicazioni: il pensiero costante che gli altri stiano facendo qualcosa di più interessante di quello che stiamo facendo noi. E che ci stiamo perdendo qualcosa.

Che cos’è la FOMO

Hai controllato Facebook negli ultimi cinque minuti? Sicuramente avrai notato che tutti (a parte te) si stanno divertendo alla grande. Il tuo migliore amico pubblica le foto della sua vacanza, sei appena stato invitato ad un evento al quale sai già di non poter partecipare. Mentre ti scorrono davanti foto di cibi filtrate da Instagram, i tuoi amici scrivono post su quanto si sono divertiti “quella sera”. La stessa in cui eri a casa, incollato allo schermo. Tutte queste informazioni (e tutte insieme) generano la cosiddetta FOMO, la paura di non vivere “al meglio”, come gli altri.

L’acronimo è stato coniato qualche anno fa per descrivere un disordine psicologico causato dall’uso troppo frequente della tecnologia. Lo scienziato sociale Andrew Przybylski dell’università di Oxford è stato il primo, insieme a ricercatori dell’Università della California, di Rochester e di Essex a dare una definizione completa della FOMO. Così si legge sul suo sito:

La FOMO è la forza che guida l’uso dei social media
I livelli di FOMO sono più alti nelle persone giovani e in particolare negli individui di sesso maschile
I livelli di FOMO sono influenzati dalle circostanze sociali. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli di FOMO
La FOMO è legata ad un rapporto ambiguo con i social media
La FOMO è più alta in chi è spesso distratto
La FOMO è più alta negli studenti che usano i social media anche in classe

La FOMO è sempre esistita

Ma l’avvento dei social network ha peggiorato questa paura. Gli utenti possono essere letteralmente consumati dal bisogno ossessivo di controllare ciò che gli altri fanno. Un bisogno talvolta ingiustificato ma che, se non viene soddisfatto, può causare una vera e propria “crisi di astinenza”.

Secondo lo studio del centro americano Kleiner Perkins Caufield & Byers’s un utente medio guarda lo smartphone circa 150 volte al giorno, una volta ogni 6 minuti. In aumento anche il numero di coloro che controllano la posta elettronica e i propri profili social molto presto al mattino, presumibilmente appena aprono gli occhi. Una smania di essere connessi che rischia di penalizzare non solo la nostra vita sociale ma anche il nostro rendimento sul lavoro.

La FOMO sui social

In America, sono tanti i “malati” di FOMO, o meglio quelli che ne hanno consapevolezza. Molti articoli hanno approfondito il problema e sono nate anche forme di aiuto sociale. Proprio su Twitter. L’account @FOMO cerca di aiutare chi ammette di soffrire del problema offrendo una consulenza online in 140 caratteri.

In Italia non esistono ancora ricerche sulla FOMO. Ma molte persone avvertono lo stesso disagio sociale. Disagio che esprimono utilizzando gli stessi social network che lo creano. Su Twitter sono molti i giovani che dicono di soffrire di tristezza o depressione se trascorrono una serata a casa. È soprattutto il sabato sera a terrorizzare di più chi soffre di FOMO. Mentre tutti sono fuori a divertirsi, rimanere a casa può non essere piacevole.