Autismo: le teorie di ieri e oggi

Quando si parla di disturbi dello spettro autistico (DSA) e delle loro cause, non bisogna mai essere frettolosi. La scienza non è arrivata a un punto conclusivo e le ricerche attualmente presenti sono, talvolta, anche discordanti. Fino a qualche tempo fa, tra le cause dell’autismo prevalevano due teorie cadute poi in disgrazia – come l’errata argomentazione che disturbi dello sviluppo dipenderebbero dai vaccini, oppure la teoria delle «madri frigorifero».

pubblicità

Oggi, ciò che è certo che i disturbi dello spettro autistico sono caratterizzati da una sensibilità alterata verso gli stimoli sensoriali, tale caratteristica è stata inserita ufficialmente come sintomo di autismo. Esistono però sia ipersensibilità sia iposensibilità, e la loro forma, come pure la loro espressione, variano da persona a persona.

Teoria della coerenza centrale debole

Negli anni ottanta, la ricercatrice Uta Frith aveva sviluppato una tesi sulla possibile insorgenza del DSA. La sua teoria della coerenza centrale debole sosteneva che, negli autistici, la percezione e l’elaborazione cognitiva sono sostanzialmente differenti da quelle di altre persone. Gli individui con DSA avrebbero pertanto difficoltà a cogliere il «quadro generale» e si concentrerebbero invece sui dettagli.

Teoria della cecità mentale

Alla ipotesi di Frith si aggiunse la teoria della cecità mentale di Simon Baron-Cohen – un tempo suo dottorando e ora direttore del Centro ricerche sull’autismo all’Università di Cambridge, nel Regno Unito – una delle spiegazioni più in voga. Nei primi anni di vita i bambini sviluppano una teoria della mente, ossia la comprensione che i loro simili hanno pensieri, sentimenti, preferenze e conoscenze pregresse diverse dalle proprie.

pubblicità

Baron-Cohen aveva ipotizzato che nei bambini autistici questo processo avviene più lentamente. Avrebbero pertanto difficoltà a mettersi mentalmente nei panni altrui; e tutto questo causerebbe, secondo lui, difficoltà di ogni genere nel contatto col prossimo.

Teoria del mondo intenso

La teoria afferma che i soggetti autistici attivano dei complessi meccanismi di difesa per evitare l’iper-stimolazione dell’amigdala (centro della paura). La teoria completa può essere letta qui: le persone autistiche sono troppo sensibili e non troppo poco.

Questa teoria spiegherebbe anche la ricerca delle persone autistiche dell’immutabilità e dell’ordine. Una delle tante caratteristiche attribuite ai bambini con disturbi autistici è la presenza di una scarsa flessibilità nel pensiero e una notevole resistenza ai cambiamenti. Essi avvertono un terrore fobico, quando sono allontanati dal loro ambiente, se viene cambiata la collocazione degli oggetti o l’aspetto delle stanze della loro casa o se la routine giornaliera viene modificata. Caratteristica in questi bambini è la ritualizzazione di alcune abituali attività quotidiane, quali il mangiare, il lavarsi, l’uscire da casa. Attività che essi hanno bisogno si svolgano secondo delle sequenze rigide e immutabili.

pubblicità

Teoria dell’ipersensibilità sensoriale

Lavori svolti nel laboratorio di Rebecca Lawson, all’Università di Cambridge, hanno suffragato una spiegazione nuova dell’ipersensibilità sensoriale degli autistici. La teoria della normalizzazione divisiva ipotizza che il DSA non abbia, tra le cause, un’iperattività neuronale, come propone la teoria del mondo intenso, ma che avvenga piuttosto un’integrazione più debole degli stimoli sensoriali. Lawson e i colleghi stanno indagando, tra l’altro, come le aspettative influenzano la percezione negli autistici.

Non mancano quindi teorie alternative sull’origine e sui fondamenti neurobiologi del DSA. Purtroppo, nessuna di queste novità è sfociata nella grande scoperta promessa. La teoria del mondo intenso incontra, e ha incontrato, il favore soprattutto di persone autistiche con espressioni di DSA lievi. Al confronto con i soggetti all’estremo opposto dello spettro autistico – la cui capacità di comunicazione sociale è di regola gravemente limitata e che richiedono un’assistenza intensiva per tutta la vita – i primi sanno descrivere bene le proprie esperienze.

Teoria del funzionamento percettivo potenziato

Quest’ultimo modello, proprio come la teoria della coerenza centrale di Uta Frith, muove dal presupposto che la percezione negli autistici non sia, in linea di principio, differente da quella delle persone prive del disturbo. Nei primi il cervello sarebbe finalizzato piuttosto a registrare i dettagli e a elaborarli: queste persone si caratterizzano per un «pensiero dal basso»; le persone non autistiche, invece, sono considerate «pensatori dall’alto», ossia muovono dal generale al particolare. Vi sarebbero inoltre indizi che in numerose persone autistiche domini il pensiero orientato alla percezione, e che le persone non autistiche siano pensatori più orientati al linguaggio.

pubblicità

Le conseguenze pratiche di una percezione modificata

A prescindere dalla teoria, come pedagogo, Theunissen è interessato soprattutto alle conseguenze pratiche di una percezione modificata. Ossia, come aiutare le persone colpite a evitare situazioni che scatenano stress e a gestirle meglio. Si deve seguire da vicino – crede – che cosa segnala un bambino autistico, e riconoscere segnali d’allarme premonitori, come irrequietezza fisica e rapidi battiti di ciglia.

Per prevenire un’inondazione sensoriale, suggerisce brevi pause, un cambio di stanza, regolari esercizi di rilassamento e soprattutto attività sportive e corporee. Inoltre, le persone di riferimento dei bambini autistici dovrebbero conformarsi alla loro «necessità di routine e di regolarità, come pure alla cura di interessi speciali». Ciò discolperebbe e rassicurerebbe i bambini e li aiuterebbe a ridurre lo stress. «Alcune strategie di gestione nel caso di un’escalation minacciosa dello stress, come lasciare la stanza e rilassarsi per cinque minuti, si possono imparare», spiega Theunissen. Le teorie pedagogiche non mancano, ma «ciò che arreca beneficio nel singolo caso varia a livello individuale».